Per essere felice, la maggior parte delle persone deve sapere di stare o di essere meglio di altre. Deve sentirsi una minoranza, una minoranza per quanto riguarda ciò che gli interessa.
Una minoranza ha la Porsche, una minoranza legge Artaud, una minoranza compra i mobili da Cassina, una minoranza crede davvero in dio.
Nessuna di queste è ovviamente una minoranza.
Ed è qui che viene il bello. Perché tuttavia, chi ha la Porsche, legge Artaud, arreda da Cassina o crede in Dio, pensa comunque di essere, a suo modo, una minoranza. O perché ci crede davvero, o perché pensa di fare le stesse cose in modo diverso dagli altri. Per dirla con la portinaia: con personalità.
Questo si spiega molto semplicemente: ognuno ha una coscienza propria.
Egli pensa di sentire in modo diverso da chiunque altro solamente perché, se si tira un pizzicotto, solo lui sente dolore.
Ognuno sente di far parte di una minoranza da cui, ovviamente, il resto del mondo (al di fuori dal pianerottolo) è escluso.
Oltretutto non esiste niente di così schifosamente omologante come le minoranze.
In ogni sistema, per piccolo che sia, si ricrea esattamente la stessa identica struttura asfittica del sistemone. Ognuno arriva a ricoprire un ruolo che gli si è imposto in modo automatico e conforme.
Dovremmo concepire dunque la felicità come quella cosa che davvero ci renderebbe felici in un mondo completamente deserto. Se io domani rimanessi solo a questo mondo, che cosa mi piacerebbe?
Dopo aver rubato tutte le macchine rimaste parcheggiate senza un proprietario, dopo aver mangiato qualsiasi cosa, dopo aver preso e indossato tutti i vestiti che più mi piacevano, che cosa farei dopo? Cosa mi piacerebbe?
Le cose le abbiamo sempre fatte, dette, lette e viste per gli altri.
Per rapportarci, per confrontarci, per essere migliori di.
Ora che sarei da solo, ascolterei gli stessi dischi? Guarderei gli stessi film che vedevo quando ero inserito in una società?
Ecco. Quella è la libertà. Quella che viene dopo.
Fare qualsiasi cosa per nessuno. Senza alcuno scopo, senza alcuna giustificazione.
Il borghese è quello che compie qualsiasi azione avendo prima o dopo una giustificazione o un motivo.
Questo solo definisce davvero un borghese.
"Se mi venisse il cancro e fossi terminale, proverei l'eroina."
Eccolo lì.
La mancanza di giustificazione è l'unica cosa che può salvare il mondo. Tutti i mali derivano da un secondo fine. Tutti i discorsi fatti per significarne altri, tutti gli oggetti comprati per dire che, tutte le cose fatte per... e non fatte e basta, sono quelle che in realtà fanno male a noi e agli altri.
Ogni cosa fatta per guadagnare (soldi, stima, storia, benevolenza) è avanguardia solo per chi ci guadagna, e poteva essere fatta solo da chi l'ha fatta, anche se è abitudine dire il contrario ("Questo lo facevo anche io").
La merce di scambio è quasi sempre quella che si voleva ottenere, ma nessuna contropartita nobilita lo scopo. Mai.
Avanguardia oggi non è più raggiungere il minimo numero di persone possibile già avendo in testa un'idea di nicchia comprata al supermercato. Avanguardia oggi è raggiungere il maggior numero di persone senza una giustificazione.
E' la potenza del gesto.
La comodità di un gesto, la scomodità di un testo.
E' chiamare il mondo intero al telefono nello stesso momento e mettere giù.
Ema
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